A proposito di... sicurezza: l'emergenza sicurezza non esiste!

A proposito di... sicurezza: l'emergenza sicurezza non esiste! Esiste certamente una "percezione di insicurezza" derivata da un futuro economico e esistenziale incerto, ma anche dalle campagna sconsiderate e superficiali dei giornali e delle TV. La campagna sicurezza è uno strumento per ridurre gli spazi di democrazia e dare vita a forme di controllo che rafforzeranno una cultura di destra, conservatrice e paurosa, egemone ormai nella società italiana: aggressiva, intollerante, forcaiola, xenofoba...! Che fare? …soprattutto controinformazione, ...e poi progetti di vita sociale, culturale e notturna, …incontri e dialoghi con le diverse culture...

Questo dobbiamo fare: convincere che il pericolo sta nella povertà o nella mancanza di mezzi, di protezioni sociali, di servizi, di spazi, ecc...

 

Ecco i dati ufficiali: dimostrano che è una campagna basata sulla menzogna e la xenofobia

Emergenza-crimini? E' un imbroglio! Lo dice il Vicinale, di Piero Sansonetti

Volete sapere in che cosa consiste, esattamente, l' escalation criminalità denunciata in questi giorni, in modo appassionato e drammatico, dalle autorità politiche, dai leader del partito democratico, da Veltroni, da quasi tutti i giornali? Ve lo diciamo noi con tre dati, che ci sono stati forniti in forma ufficiale dal ministero dell'Interno. Primo dato : numero di omicidi nel corso del 2006 in Italia: 621. Nel 1993 erano 1.065. Praticamente dimezzati. Secondo dato : furti in appartamento nel corso del 2006 in Italia: 445 (ogni 100.000 abitanti). Nel 1993 erano 634, dunque sono diminuiti, più o meno, del 40-45 per cento. Terzo dato : scippi. Nel 1993 erano, in Italia, 200 (ogni 100.000 abitanti). Nel 2006 sono crollati a 80, molto più che dimezzati. Voi sapete che omicidi, furti in casa e scippi sono i reati che più di tutti gli altri (insieme agli stupri e alla violenza sulle donne) creano allarme sociale. Per quel che riguarda omicidi, furti e scippi l'allarme è impossibile. La fabbrica criminale, su quel terreno, è in crisi nera, rischia il fallimento. Le cifre che vi abbiamo dato, se paragonate a quelle di altri paesi europei e soprattutto a quelle degli Stati Uniti, sono assolutamente irrisorie.
Prima di esaminare la questione della violenza sessuale, analizziamo un momento ancora il problema omicidi, che comunque è di gran lunga il più grande, e quello che recentemente ha ispirato al governo le leggi speciali xenofobe (che sospendono, speriamo momentaneamente, lo stato di diritto). Effettivamente gli omicidi, che dal 1993 al 2005 erano calati costantemente, di anno in anno, in modo regolare, scendendo da 1065 a 601, nel corso del 2006 sono leggermente aumentati arrivando a 621. Una oscillazione di 21 unità forse è statisticamente irrilevante. E' interessante però vedere da cosa è determinata: non dagli omicidi per furto-rapina- aggressione, che restano, in tutto l'anno, 53 (come nel 2005). Non dagli omicidi per rissa, che scendono da 77 a 69. Neppure dalla criminalità organizzata che nel 2005 aveva ucciso 139 volte e nel 2006 solo 121 volte. E da cosa allora? Dagli omicidi in famiglia (soprattutto quelli dei mariti a danno delle mogli o amanti o fidanzate) che salgono da 157 a 192, cioè aumentano di 35 unità, pari a circa il 20 per cento.
E' ancora più interessante misurare il calo degli omicidi dal 1993 al 2006 dividendoli categoria per categoria. Gli omicidi di mafia e camorra diminuiscono, ma non molto: da 158 a 121. Gli omicidi per furto o rapina si dimezzano: da 102 a 53. E così si dimezzano quelli per rissa: da 140 a 69. Ridotti moltissimo anche gli omicidi imprecisati (il ministero li definisce per "altri motivi") che erano 559 e sono scesi a 186. Quelli che invece nel 1993 erano in fondo alla classifica, e cioè gli omicidi in famiglia (erano appena 102), sono raddoppiati, e oggi, con la cifra di 192, sono di gran lunga al primo posto tra i vari tipi di omicidio.
Tra i reati violenti, oltre all'omicidio in famiglia, l'unico ad impennarsi è la violenza sulle donne. Che raggiunge vette davvero impressionanti. Nel 2006, un milione e 150 mila donne hanno subito violenza. Chi sono gli autori di questi reati? Scrive il rapporto del ministero: «Le violenze fisiche sono state commesse dal partner nel 62,4 per cento dei casi, le violenze sessuali nel 68,3 per cento dei casi, gli stupri nel 69,7 per cento dei casi».
Capite bene che in qualunque modo si vogliano leggere queste cifre, se parliamo di reati che creano allarme sociale - cioè quelli che riguardano la politica - non c'è nessuna possibilità di sfuggire alla realtà: l'emergenza immigrati, o la presunta emergenza romena, sono - dal punto di vista statistico - assolutamente inesistenti di fronte all'unica vera emergenza che è quella che riguarda la violenza in famiglia. Il governo dovrebbe affrontare questo problema. Forse Veltroni potrebbe pensare a nominare dei "poliziotti di famiglia" che vigilino su mariti e fidanzati assassini. Oppure decidere l'espulsione di massa (verso la Romania) degli elementi maschili di tutte le coppie.

Intervista al giurista: «La sinistra italiana ha rinunciato al suo patrimonio di comprensione relegandolo a mero problema di ordine pubblico»

Rodotà: «Come sono lievi le differenze con la destra...» di Davide Varì

Stefano Rodotà è duro. Pacato ma duro: «In questo momento l'Italia è governata dalla politica della paura, anzi, dalla "fabbrica della paura". Il modo in cui si affronta il tema della sicurezza è centrale per distinguere la politica della destra da quella di sinistra. Ecco, in questo momento mi sembra che questa distinzione non sia così netta».
Reduce da un articolo uscito ieri sulla prima pagina di Repubblica , nel quale parlava esplicitamente di «clima pericoloso», il professor Rodotà non fa sconti e in queste ore di caccia alle streghe - di caccia al romeno - rintraccia la data simbolo, il momento esatto in cui in tutto il mondo occidentale è partita "l'operazione paura": «Non c'è dubbio che dall'11 settembre in poi - dice a Liberazione - la paura è stata messa al centro dell'attenzione. Un evento che le società occidentali non sono riuscite a metabolizzare democraticamente e dal quale sono nate politiche di allarme che hanno generato provvedimenti che restringono l'area dei diritti e delle libertà», decreto "caccia-romeni" incluso. E in tutto questo, secondo Rodotà, «la sinistra italiana ha rinunciato al suo patrimonio di comprensione del disagio relegandolo a mero problema di ordine pubblico e adottando liste di proscrizione ed espulsioni di massa mascherate».

Professor Rodotà, questo Paese, almeno a leggere i giornali, si sente assediato dal "pericolo romeni". Come è possibile che un singolo fatto di cronaca, per quanto grave e brutale, generi decreti speciali, ronde e spedizioni punitive?
Non voglio imputare a nessuno propositi antidemocratici, però è indubbio che il tema della sicurezza è diventato il tema centrale che ha oscurato anche i problemi più gravi che vive il Paese.

Eppure al governo c'è una coalizione di centro-sinistra che per storia, tradizione e cultura dovrebbe affrontare in modo diverso queste ondate emotive e xenofobe...
La sinistra dovrebbe far riferimento al proprio patrimonio di valori che indica una via diversa di intervento sulle situazioni di disagio e pericolosità sociale. Il fatto è che nel giro di pochi anni il linguaggio politico è stato attraversato e inquinato da nuovi soggetti politici, pensiamo alla Lega Nord, che hanno prodotto e introdotto un linguaggio politico xenofobo.

E il centrosinistra gli è andato dietro...
Si, invece di contrastarlo ha scelto di assecondarlo e di accettarlo arrivando fino al limite, a volte superandolo, del razzismo.

Ed è così che si è arrivati al decreto anti-romeni?
Certo, il decreto che permette espulsioni dei cittadini comunitari deriva proprio da questa perdita di orientamento. Dirò di più, siamo arrivati a questa situazione proprio perchè da anni si segue la politica della tolleranza zero che non solo non ha dato risultati ma ha anche trasformato molti problemi sociali in problemi di ordine pubblico. A questo punto, da un governo di centrosinistra dovrebbe venir fuori una differenza culturale in grado di comprendere che alcuni reati provengono da una situazione di di degrado umano e culturale.

Quindi cosa dovrebbe fare il governo?
Dovrebbe investire in politiche di integrazione piuttosto che organizzare liste di proscrizione ed espulsioni di massa mascherate. Ho sentito che a Roma ci sarebbero 20mila romeni da espellere. Ecco, vorrei ricordare che le espulsioni di massa sono vietate.

Ma da dove nasce tutta questa paura?
Questo è un fenomeno che riguarda quasi tutti gli Stati occidentali. E' indubbio che dall'11 settembre in poi la paura è stata posta al centro dell'attenzione. Un evento che non è mai stato metabolizzato democraticamente e che ha prodotto una serie di misure che hanno ristretto il campo dei diritti fondamentali. Di fatto, molte comunità sono governate dalla politica della paura, Italia compresa.

Qundi, all'inizio di tutto c'è un data: l'11 settembre 2001?
Certo, non c'è dubbio che dopo l'11 settembre, negli Stati Uniti ma non solo - pensiamo anche alla Francia e all'Inghilterra - sono state prodotte misure che vanno ben al di là di quello che è strettamente necessario per un contrasto al terrorismo. Una crescita progressiva e inarrestabile della società della sorveglianza e del controllo

E le schegge di quell'esplosione sono arrivate fin qui?
Si, anche qui ci sono state risposte emotive che in qualche modo hanno prodotto una omologazione di politiche. Il modo con cui si affronta il tema della sicurezza è centrale per distinguere la politica della destra da quella di sinistra. Ecco, in questo momento mi sembra che questa distinzione non sia così netta. Uno dei caratteri fondamentali e costitutivi dei Paesi democratici è un sano sistema di pesi e contrappesi dei poteri: nessun potere deve essere incontrollabile. In questo momento mi sembra invece che ci siano poteri fuori controllo: un recente articolo del New York Times parlava esplicitamente della "fabbrica della paura" come metodo attraverso cui la nuova politica governa e controlla. Tutto questo in una società di diritto non è ammissibile.


Omicidi in calo, furti a casa in calo, scippi in calo. Aumentano i delitti in famiglia Le tabelle del ministero parlano chiaro: occorre un decreto urgente per istituire il ”poliziotto di famiglia” contro i mariti e i fidanzati assassini. Dimezzati negli ultimi dieci anni tutti i reati violenti e gli omicidi per furto o rapina: oggi ce ne è uno ogni milione di abitanti.
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