Contro la crisi: Lavorare meno, lavorare tutti! Lettera dagli operai della "Zegna Baruffa" di Vallemosso

 


 

Ieri 01 Aprile 2009 gli operai  della Zegna Baruffa Lane Borgosesia S.P.A.riuniti in assemblea hanno all'unanimità sottoscritto verbalmente la lettera aperta al Presidente dell'azienda stessa che nelle scorse settimane è stata pubblicata su alcuni dei giornali biellesi condividendone i contenuti e le finalità.

La solidarietà al nostro collega è completa e ci auguriamo che tutto ciò sia di auspicio affinché certe situazioni non si ripetano mai più.

L'assemblea  degli operai dell’ azienda sempre in totale accordo ritiene che le decisioni di “smantellamento” dello stabilimento che, in questi anni e a tutt'oggi avvengono, un giustificato motivo di timore che riprendere un giorno a lavorare a Valle Mosso per noi sia molto difficile se non impraticabile, tutti i macchinari o i pezzi di macchinari asportati e trasferiti agli altri stabilimenti sono difficilmente e costosamente sostituibili, senza parlare dei danni alla struttura provocati da una mancata manutenzione accurata dello stabilimento.

E’ di ieri, in assemblea, la richiesta di un ulteriore spostamento di macchinari e dipendenti.

Un altro pezzo di azienda, un altro pezzo di storia che se ne va da Valle Mosso.

La logica espressa e richiesta del "lavorare meno lavorare tutti” ci sembra la più auspicabile, vorremmo che non solo la Zegna Baruffa , ma tutte le aziende biellesi attuassero verso il governo forme di richiesta che si discostino dalla cassa integrazione e che invece stimolino la ripresa del lavoro al di la delle giustificabili cause imputate alla crisi.

Ribadiamo che la nostra professionalità e l’attaccamento all’azienda siano “doti” da tenere in grande considerazione al di là di ogni logica di profitto.

Ci rivolgiamo, adesso, tutti a Lei Signor Presidente chiedendoLe di aiutarci anche per la tutela di ogni suo dipendente e della famiglia a cui è inevitabilmente legato.

Il “lavorare meno lavorare tutti” dovrebbe essere garanzia di diritti e non una causa di costi aggiuntivi cosa che le aziende addebitano come giustificazione.

Le R.S.U. e i lavoratori tutti si riservano di intraprendere, sempre nella logica di rispetto e civiltà, manifestazioni di protesta atte a far comprendere le nostre richieste.

Cogliamo l’occasione per inviarLe cordiali saluti.

 

 

Le R.S.U

Gli operai e operaie della Zegna Baruffa - Valle Mosso

 

 

 

Valle Mosso

02/04/ 2009

Commenti

Ritratto di l'Arcangelo

L'auspicio degli operai della Zegna Baruffa non trova da tempo accoglienza presso i sindacati e tanto meno presso Rifondazione che governa la sanità Piemonte. E' di questi giorni un accordo di concertazione presso l'ASL BI al fine di introdurre presso il servizio del 118 i turni di 12 ore. Questa tipologia di turni è molto critica poiché consente in tanti casi, e soprattutto in sanità dove tutto è giustificabile in ragione del pubblico servizio, il superamento contrattuale delle 12 ore massime giornaliere a qualsiasi titolo prestate (straordinari compresi), il superamento dei limiti contrattuali delle 36 ore settimanali medie su 6 mesi, delle 44 ore settimanali massime da contratto, delle 48 ore settimanali massime di legge, straordinari inclusi. Ancora , difficilmente sarà possibile mantenere il limite delle ore 8 medie notturne nel periodo settimanale di riferimento. Lo stesso riposo minimo di legge, 11 ore, potrà essere eroso in ragione degli straordinari inevitabili a fine turno. La tipologia di turni a 12 ore obbligherà chi ha vita famigliare regolare (accudimento figli) ad abbandonare il servizio 118 (in 11 ore di riposo non si può mettere insieme sonno e famiglia a differenza dei turni su 8 ore che tripartiscono lavoro-sonno-famiglia con più regolarità) Tale sistema di turni inoltre, nella cronicità costante che l'ASL soffre in quanto a personale infermieristico, consentirà molto facilmente "l'acquisto" di turni aggiunti senza recupero (7/8 turni all'anno per dipendente poichè su tre giorni di riposo aggregato sarà più facile per l'azienda ottenere la disponibilità del dipendente alla copertura delle assenze improvvise (massima elasticità delle maestranze). L'obiettivo aziendale e regionale è contenere l'organico. L'obiettivo individuale, di molti singoli dipendenti, è meramente quello di massimizzare il proprio reddito (un infermiere però guadagna normalmente tra i 1400 e i 1800 euro mese, e nel quadro attuale non è uno sputo). Morale... Per reggere un progetto così impegnativo e che richiede responsabilità collettiva ( "il lavorare meno, lavorare tutti" implica anche il contenimento a trattamenti economici verso l'alto) occorre una cultura e una solidarietà diffusa. Nel pubblico impiego i Sindacati confederali da una parte, dall'altra Rifondazione, stanno lavorando nella direzione opposta. L'Arcangelo daniele gamba
Ritratto di G.Battista

Brunetta è un nano del pensiero, non ascoltatelo compagne lavoratrici www.iprb.org
Ritratto di G,Battista

Scusate ho sbagliato il link che è www ibrp.org W la libertà di sciopero!
Ritratto di Giovanni Battista

Ritratto di AdrianoBiella

adry La crisi del tessile ha radici profonde, ha senza dubbio motivazioni valide e per molti di noi incomprensibili, ci sono state elencate migliaia di volte in questi anni, quando dopo il 2001 sono apparsi i primi segnali contrastanti con i risultati magnifici che molte aziende avevano raggiunto negli anni precedenti, ci si sarebbe già allora dovuto domandare perché, ma c’era stato l’11 settembre, il mercato americano era crollato nonostante Bush e il suo governo pubblicizzassero a gran voce una pronta ripresa dell’economia quell’economia nn si è mai più ripresa, anzi col passare degl’ anni la crisi americana si è ampliata disintegrando i mercati sia interni che esteri, mandando in bancarotta istituti bancari e grandi aziende e scaraventando violentemente in mezzo alla strada migliaia di persone, la crisi dei mutui subprime è stata una litania costante nei tg italiani per un lungo periodo e mentre noi si stava a guardare le disgrazie degli altri i problemi diventavano incontrollabili anche qui. Il progressivo calo di ordini di filato, stoffe e qualsiasi altro prodotto legato al tessile è cresciuto a dismisura anno dopo anno, con percentuali spaventose, le piccole aziende che lavoravano per conto terzi sono state le prime a pagare il prezzo di questa crisi che ormai aveva coinvolto anche la nostra economia, ma li nessuno ha pensato che potesse andare peggio, ci hanno sempre rassicurato, ricordo certe assemblee in azienda dove le rsu ci assicuravano che mai e poi mai la nostra azienda sarebbe arrivata a fare cassa integrazione, intanto le maggiori aziende biellesi e non avevano aperto stabilimenti in altri paesi europei, ungheria, romania, polonia, nessuno di noi ha mai pensato in quel momento il perchè di tanta insistenza a far entrare rapidamente questi paesi nell’unione europea, chi mai di noi semplici operai poteva pensare che anche questa sarebbe stata una manovra costruita appositamente a favore di quegli imprenditori che avevano dislocato in questi paesi, dopo l’ingresso nella UE non ci sarebbe stata più nemmeno la dogana, mercato libero, e i tg che raccontavano indorandocela la favola della globalizzazione ed ora invece la storia è quella dei rumeni malandrini. Quella non era una favola, quello è stato l’incubo peggiore dal quale il mondo oggi si è svegliato, e si è svegliato male, bruscamente, cadendo dal letto delle illusioni in cui avevamo creduto, un mondo costruito a tavolino per fregare la povera gente, vendendogli di tutto e soprattutto carta straccia e aria fritta….parmalat, cirio, i bot argentini e chi più ne ha più ne metta….e adesso tocca a noi, compagni e compagne, amici e amiche, adesso che il fondo del barile è stato raschiato, adesso che si sono mangiati tutto non sono disposti a rinunciare a niente, la cassa integrazione è aumentata del 553% è un dato impressionante, un dato che manderebbe in palla qualsiasi governo del mondo…tranne quello italiano ovviamente…io nn so, ma credo che in ogni azienda ci siano più o meno gli stessi problemi cassa integrazione o meno, credo che esattamente come me anche voi vi siate chiesti e vi chiedete continuamente, ma adesso che succederà? Rotazioni, stipendi ridotti, conti da pagare con sempre maggior difficoltà e intanto nelle aziende succedono cose assurde, politiche aziendali incomprensibili, la nostra professionalità annullata dal primo di turno che, e succede sempre, di quella macchina nn ne capisce nulla, di quel lavoro nn ne ha mai sentito parlare, esperienze trentennali immagazzinate su prodotti e macchinari cancellate, spazzate via da logiche di profitto, situazioni indegne che ormai troppo spesso neanche il sindacato riesce più a contrastare. Un sindacato diviso, un sindacato che nonostante la buona volontà di alcuni ha notevolmente perso mordente rispetto agli anni gloriosi, forse troppo debole in condizioni cosi disperate, forse impreparato dal punto di vista culturale e politico dei suoi rappresentanti, timorosi e surclassati da quel branco di squali che da superfaccioesotuttoio si aggirano nelle aziende, destabilizzando, alimentando la guerra tra operai e molto spesso trasgredendo senza alcuna remora a ciò che i ccnl invece obbliga, per non parlare poi della sicurezza, troppe volte ignorata con la scusa dei costi troppo alti, se mi adeguo mi tocca chiudere, ci vogliono troppi soldi, ma non si fa e allora ecco le Tyssen Krupp, ecco i morti nei cantieri, uno stillicidio quotidiano e senza fine. Minacce, vessazioni e discriminazione sono all’ordine del giorno in tante aziende con l’operaio o l’operaia costretti a subire ad ingoiare, troppi stanchi e stanche ormai, quasi con la rassegnazione come unico appiglio…e quante volte avete sentito raccontare queste storie che finivano sempre con la fatidica frase…se nn ti va bene stai a casa al posto tuo ce ne sono almeno altri dieci pronti a subentrare…mai e poi mai invece che a rimetterci fossero quelli che effettivamente almeno un po’ di colpa dovrebbero sentirsela addosso, va bene il crollo dei mercati, va bene la crisi mondiale, l’aumento del petrolio e delle materie prime, ma questo aumenta anche per noi, per la nostra piccola azienda chiamata casa, ma forse noi siamo più bravi a capire che bisogna subito tagliare il superfluo e il superfluo nn è la forza lavoro, ma tutto ciò che mangia e nn produce, non si può e nn si deve rifuggire dalle proprie responsabilità, soprattutto se si è imprenditori, addossando la colpa ad una serie di congetture, nella totale presunzione che l’operaio sia solo il numero di matricola 1515 che è il mio, che non abbia coscienza ed esperienza a sufficienza per dialogare e condividere la maniera migliore di gestire materiale, macchinario e risorse umane. Forse proprio perché una volta il datore di lavoro conosceva i suoi dipendenti e le loro capacità individuali riusciva a trovare soluzioni straordinarie per risolvere i problemi….Oggi siamo solo numeri, unità di profitto, da scartare e cancellare quando non c’è più nulla da spremere, ma qui entra in gioco la nostra dignità, quella non siamo disposti a perderla ed è per questo che resistiamo è per questo che ci scontriamo con i padroni, il sindacato e i suoi delegati in azienda e fuori è per questo che siamo ancora disposti a lottare e a far sacrificio, non c’è altra soluzione che cercare disperatamente di cambiare le cose, raccogliendo ogni briciolo di energia che ci è rimasta e usarla per convincerci e convincere che il futuro dipende solo da noi, che solo stando insieme riusciremo a ribaltare le cose, ognuno con le sue capacità…chi usando parole, chi lottando perché queste parole vengano comprese e vissute in prima persona e perché queste parole diventino fatti, niente e nessuno può costringerci ad arrenderci, solo noi possiamo deluderci credendo che il bene e l’interesse mio, personale e privato sia primario…vogliono toglierci tutto, dalle libertà collettive a quelle individuali prima l’articolo diciotto e la legge Biagi, ora il diritto di sciopero e la distruzione dei contratti collettivi di lavoro, io mi chiedo se davvero tutti voi siete disposti ad accettare questo…io no, io nn voglio vivere con la cassa integrazione, io nn voglio avere ogni giorno la paura di restare senza lavoro e di conseguenza senza la possibilità di vivere, abbiamo lavorato, accumulato esperienza a sufficienza e nessuno meglio di noi, non siamo disposti ad accettare ricatti, intimidazioni e minacce ne va della nostra vita, ne va della nostra dignità e della libertà di essere anche domani donne e/o uomini. Adriano Guala
Ritratto di Maria

La Crisi del tessile ha radice nel capitalismo e nella mancanza di nerbo delle orgnizzazioni politiche e sindacali di Sinistra ,se si ha una conoscenza economica buona e si fà una analisi sociale la conclusione è questa. Io leggendo il giornale Lotta Comunista mi sono fatta questa idea. Voi cosa ne pensate invece? Sarebbe bello parlarne. www.lottacomunista.com