Ipotesi sulla "formazione politica" di Marco Sansoé

 

 

 

 

 

 

 

 

Ipotesi sulla formazione politica

…aperta, come aperto è il tema che tratta.

La formazione politica è una attività necessaria al partito perché può fornire gli strumenti critici per conoscere, analizzare e interpretare la realtà presente e i processi storici, senza questi strumenti critici non è possibile una attività politica consapevole, mirata e efficace.

La formazione politica è utile ai singoli militanti perché diventa occasione di confronto critico, di ampliamento delle conoscenze e della consapevolezza politica.

L’attività di formazione è esperienza di costruzione di una comunità politica consapevole, critica, solidale e includente.

L’attività di formazione è efficace se è permanente, cioè non episodica o occasionale ma è parte integrante dell’attività politica del partito; diffusa a tutti i livelli, dal piccolo gruppo autogestito ai progetti regionali e nazionali, coinvolgendo il numero più vasto di compagni e di strutture; attiva, cioè capace di risponde ai bisogni della politica concreta o ai bisogni culturali di gruppi di militanti.

L’attività di formazione non la compie qualcuno su o per qualcun altro poiché le conoscenze sono sempre collettive e plurali e per questo richiedono la possibilità di essere rimesse in discussione. Inoltre l’efficacia della trasmissione delle conoscenze si muove attraverso la condivisione del progetto formativo e la consapevole conoscenza, da parte del “formatore”, delle conoscenze del “formante”, indispensabili per realizzare il processo formativo.

Sono convinto che l’acquisizione di “saperi politici e culturali” debba avere una ricaduta concreta nell’agire politico, ma guai se confondessimo un seminario di formazione con un convegno o un Comitato politico, anche tematico. La differenza sta negli obiettivi: il seminario dovrebbe essere sempre luogo aperto e plurale, produrre informazioni e conoscenze critiche che potranno essere usate dai partecipanti nel loro agire politico, ma non potrà essere il luogo per la costruzione di “una linea”, per questo ci sono altre sedi (anche i convegni).

Per “luogo aperto” si intende luogo del confronto tra posizioni diverse. Proprio la loro diversità è una ricchezza e può diventare “strumento della formazione” di chi vi partecipa, credo che ogni ansia di unicità sia inutile o/e dannosa. Chiudere un seminario lasciando aperto il problema affrontato è stimolante e utile agli stessi partecipanti, perché saranno liberi di rielaborare autonomamente ciò che hanno contribuito a produrre.

Convinti che la formazione debba avere una ricaduta nell’agire politico dobbiamo avviare una collaborazione interna al partito regionale che tenti di superare le fissità delle competenze e degli ambiti di responsabilità: possiamo costruire “luoghi” per progettare un momento della politica del partito, quella della condivisione di esperienze e conoscenze per fornire gli strumenti utili per capire e agire.

La formazione potrebbe diventare un’occasione per concretizzare il processo di rifondazione del partito. Superando rigidità e “vizi tribali” ci si avvierebbe verso la costruzione della comunità politica pensante e agente, che usa gli strumenti dell’analisi e del progetto condiviso per produrre azione politica.

Un’ipotesi che ci piace e vorremmo praticare subito.

Forme e strumenti.

Ci sono modi diversi di fare formazione a seconda dei bisogni che intende soddisfare, delle strutture di partito coinvolte e dei temi trattati. Gli strumenti utilizzati varieranno a seconda delle forme che assumerà l’attività di formazione.

E’ certo che il partito deve essere coinvolto nel suo insieme, non penso all’ennesima commissione, ma ad alcuni referenti, dentro e fuori le Federazioni, con i quali sia possibile costruire:

- una Rete regionale informativa. Un compagno per Federazione che costruisca un “archivio strumentale” (con nominativi di compagni in possesso di competenze specifiche, indirizzi di associazioni o organizzazioni utili all’attività di formazione), che raccordi e comunichi, anche a distanza, le esigenze organizzative, i bisogni e i progetti formativi della sua Federazione;

- una Rete regionale delle conoscenze. Mettere insieme, su indicazione delle strutture periferiche, un gruppo di persone, interne e esterne al partito, provviste di conoscenze e competenze specifiche disposte a collaborare per produrre progetti formativi, documenti e note tematiche di lavoro, bibliografie, ecc. e aiutare gruppi di compagni, Circoli, le Federazioni e il Comitato regionale a realizzare seminari di formazione;

- un Archivio regionale della storia e dei saperi. Questo dovrebbe essere un “archivio strumentale” utilizzabile perché luogo delle esperienze personali e politiche, delle storie personali e collettive, dei saperi e della storia. Possiamo provare a ragionare su un’ipotesi praticabile?

- una produzione editoriale. Che ordini e diffonda i lavori compiuti al centro come in periferia che si tratti di convegni, contributi collettivi e individuali, seminari di formazione, inchieste e altro.

Per la costituzione di una Rete regionale per la formazione (informativa, delle conoscenze, della storia) è indispensabile l’apporto delle Federazioni, senza di loro il progetto non si realizzerebbe. Su questo dobbiamo essere tutti impegnati!

Così come indispensabile è l’apporto di idee ma soprattutto il patrimonio di esperienza maturate nel “movimento dei movimenti” dai Giovani Comunisti. Non credo ci sia una specificità giovanile della formazione ma credo che siano i veri soggetti della formazione politica, confrontarsi permanentemente con loro probabilmente darebbe un impulso innovativo alle forme e agli strumenti della formazione.

So bene che non è semplice ma non è più rinviabile. Se vogliamo far uscire il partito da genericità e avvitamenti, dobbiamo ripartire dai bisogni della società contemporanea che dobbiamo conoscere e interpretare (anche storicamente) per agire e rispondere. La formazione è uno strumento che ci può aiutare a compiere questi passi necessari.

L’autoformazione.

Il carattere permanente della formazione politica ha bisogno anche dell’autoformazione individuale e di gruppo. Le Reti regionali per la formazione possono fornire gli strumenti necessari alla loro realizzazione.

- Le Reti regionali per la formazione, funzionanti, possono supportare l’autoformazione individuale attraverso il suggerimento di percorsi e la fornitura di documentazioni e bibliografie.

- L’autoformazione di gruppo può essere realizzata da piccoli gruppi di compagni, all’interno dei Circoli e/o delle Federazioni, che abbiano un bisogno formativo comune fortemente condiviso. Deve avere obiettivi precisi e limitati: un tema unico, anche di carattere teorico, affrontabile in tempi non lunghi. Si può svolgere attraverso la lettura collettiva, la comprensione dei testi e il confronto critico sugli stessi. Può essere autogestita o guidata da “un esperto”, a questo proposito “il servizio di guida” potrebbe essere suggerito e fornito dalla Rete regionale delle conoscenze.

 

I “seminari” di formazione.

Ci sono molti modi di fare formazione seminariale e ciò dipende dalla complessità dei temi e dalla consistenza della partecipazione. Si considera più utile e efficace svolgere seminari stanziali, cioè attività di formazione nelle quali coincida il luogo di soggiorno con quello della attività formativa, sono meno dispersivi.

- I Seminari di gruppo o di circolo sono forme seminariali che possono mediare tra la dimensione ridotta dei partecipanti e la complessità dei temi trattati. Gli aderenti al gruppo non possono essere molto numerosi; l’attività non dovrebbe superare la durata di una sola giornata, eventualmente in più occasioni. E’ utile che il gruppo di lavoro abbia una sua omogeneità territoriale o dei bisogni comuni già condivisi. L’attività può comunque essere molto strutturata: più interventi, assemblee di discussione e verifica, documentazione. Come detto sopra i temi affrontati possono essere complessi. Si può ricorrere ai programmi di formazione già collaudati a livello nazionale. (queste sono indicazioni di massima destinate a mutare con l’esperienza!).

- I Seminari di Federazione o di circolo si differenziano dai precedenti per la dimensione della partecipazione che è superiore. Non sono richieste omogeneità di sorta o condivisioni del progetto da parte dei partecipanti.La durata può essere superiore ad una giornata, ferma restando l’esigenza della forma stanziale. L’attività può essere molto strutturata: più interventi, assemblee di discussione e verifica, documentazione e strumenti multimediali. I temi trattati possono essere complessi e possono anche essere legati a questioni politiche e territoriali aperte e di stringente attualità. In base agli argomenti può essere organizzato autonomamente nelle singole federazioni o ricorrere ai servizi forniti dalle Reti regionali e nazionali. Si può ricorrere ai programmi di formazione già collaudati a livello nazionale.

- I Seminari di area territoriale, che coinvolgono più Federazioni devono essere necessariamente legati ad un bisogno politico territoriale, comune e condiviso. La durata può essere superiore ad una giornata, ferma restando l’esigenza della forma stanziale. L’attività può essere molto strutturata: più interventi, assemblee di discussione e verifica, documentazione e strumenti multimediali. I temi trattati possono essere complessi ma possono anche essere legati a questioni politiche e territoriali aperte e di stringente attualità. In questa occasione appare utile, almeno dal punto di vista organizzativo, ricorrere ai servizi delle Reti regionali e/o nazionali.

- I Seminari regionali sono gestiti dalle Reti regionali con il possibile concorso del livello nazionale. Devono essere il risultato della volontà politica e della collaborazione di tutte le Federazioni della Regione. La durata è, in genere, superiore alla giornata, deve essere sempre stanziale. Diversi sono i luoghi in Regione dove si può svolgere l’attività seminariale e non necessariamente deve essere Torino e la sua provincia la sede prescelta (se non per ragioni pratiche e economiche). L’attività può essere molto strutturata: più interventi, assemblee di discussione e verifica, documentazione e strumenti multimediali.I temi trattati sono necessariamente complessi e possono anche essere legati a questioni politiche e territoriali aperte, e di stringente attualità.

Il Comitato regionale con l’ausilio economico del Gruppo regionale del Partito potranno non solo fornire strumentazioni e documentazioni ma anche assicurare la pubblicazione degli atti di ciascun Seminario.

L’inchiesta.

Indispensabile e collegata all’azione politica del partito è l’attività di inchiesta, che assume anche nell’ambito della formazione politica un ruolo centrale. E’ strumento insostituibile per la conoscenza della realtà, per la produzione di occasioni per vertenze territoriali e nei luoghi di lavoro, per il coinvolgimento dei soggetti sociali nella conoscenza consapevole della propria condizione. Ma nell’ambito della formazione è strumento per ottenere un approccio “scientifico” alle questioni trattate, coinvolgere un numero più vasto di soggetti, mantenere stretto il legame tra formazione e attività politica. E’ un altro elemento che garantisce che la formazione resti aderente alla realtà e non diventi esercizio teorico. Se dovessimo indicare una priorità d’inchiesta, sarebbe legata al mondo del lavoro precario e dell’esistenza precaria del mondo giovanile. Che non è solo emergenza sociale, ma rappresentazione delle dinamiche di classe del capitalismo contemporaneo.

L’attività editoriale

L’esigenza forte è quella di socializzare e condividere esperienza, riflessioni, saperi e scelte. Per perseguire questo obiettivo ci si deve dotare di strumenti editoriali autonomi e agili.

Pensiamo a due strumenti diversi:

- i Quaderni regionali, che potrebbero raccogliere atti di seminari e convegni, ma anche raccolte organiche di testi brevi intorno a temi di rilevanza “teorica” o di “attualità” politica.

- Strumenti, agili opuscoli che potrebbero contenere “linee guida” su questioni territoriali, ambientali, vertenza di fabbrica o territoriali, inchieste, esperienze locali.

I temi.

Credo che la formazione politica abbia un senso se è parte integrante della vita politica del partito e se ha una ricaduta nelle scelte e nella prassi politiche dell’organizzazione. In poche parole penso inefficaci seminari di formazione che affrontino esclusivamente “nodi teorici” o seguano “percorsi ideologici” precostituiti. Le conoscenze teoriche possono essere strumenti per fornire un metodo, per dare “un impianto” analitico, in caso contrario finirebbero per essere “nozionismo”, quello stesso che la contestazione del ’68 ha tentato di spazzare via. I Seminari di formazione si trasformerebbero così in una “scuola tradizionale” in cui i saperi sarebbero estranei alla condizione dei partecipanti. In sostanza credo preferibili quelle esperienze di formazione politica nelle quali sia possibile pervenire all’individuazione dei “nodi teorici” partendo dalla “lettura” della realtà sociale, politica e culturale, evitando il contrario, cioè il rischio di astrazioni ideologiche. Questo è senz’altro un procedimento parziale perché, non accettando nulla di scontato, è aperto e contraddittorio, e mette sul tappeto variabili diverse, senza certamente esaurirle tutte. Ma il suo carattere aperto e contraddittorio favorirà la partecipazione collettiva al momento formativo e il confronto libero e franco. Ferma restando la convinzione che ogni esperienza di formazione debba essere collettiva nella preparazione, corale nello svolgimento, lasciando poco spazio alle “lezioni frontali” e facendo seguire sempre momenti di verifica delle forme, degli strumenti e dei temi, resta comunque aperto il problema delle basi culturali: molti compagni mi hanno fatto notare che in occasione di dibattiti, conferenze o anche del “Seminario regionale sull’Europa” e sul “Lavoro che cambia”, si sono trovati di fronte a ostacoli di comprensione conseguenti ad una carenza di conoscenze storiche, economiche e culturali, che fare? Credo che l’approccio giusto sia quello dell’autoformazione, anche individuale, di costruire momenti di autoformazione di gruppo nei Circoli e nelle Federazioni, eventualmente “guidati”. Il buon funzionamento delle Reti regionali per la formazione potrebbe garantire la preparazione di brevi percorsi e fornire “le guide”, ma credo che sia più utile che il gruppo che vuole autoformarsi indichi esigenze, temi e percorsi.

Tre grandi filoni di indagine.

Si possono sintetizzare tre ambiti all’interno dei quali sviluppare il nostro lavoro di formazione (ambiti che sono già terreno di iniziativa politica, o lo possono diventare).

Critica della società capitalistica contemporanea.

a. Il Lavoro. I processi produttivi, le condizioni, il mercato del lavoro, i rapporti sociali di produzione, la precarizzazione, rafforzare l’indagine sul “lavoro che cambia”. Inoltre si deve avviare una riflessione sulle “produzioni”, in relazione alle risorse, alla salute, all’ambiente.

b. Le forme sociali. Classi, dinamiche di classe e aggregazioni, bisogni individuali e collettivi. Rapporti con il territorio, il locale. Forme di autorganizzazione, aggregazioni solidali. Immigrazioni, nuove culture. Soggetti sociali deboli, precarizzazione e disagio sociale. Identità e diversità.

c. L’ambiente. Sostenibilità dello sviluppo e “altro” sviluppo. Consumi e sprechi. Energia e produzione. Salute e qualità della vita.

d. Il Capitale. Le nuove forme del capitale. Globalizzazione e sviluppo. Sviluppo e decrescita. Globale e locale.Sviluppo e decrescita. Merci astratte, tecnologie e capitale cognitivo. I “nuovi” centri di potere del capitale, la guerra permanente.

e. Il movimento dei movimenti. Prima lettura di una realtà importante (decisiva ma complessa). Resistenze, autorganizzazione e “esodi”.

 

Critica della politica e della democrazia.

a. Diritti di cittadinanza. Forme e gestione dello “stato sociale”. Nuovi e vecchi diritti, libertà e qualità della vita. Diritti per tutti.

b. Crisi della politica. Le “nuove” forme e regole delle istituzioni nazionali e internazionali. Le istituzioni della delega: rappresentanza vs partecipazione. La guerra come soluzione delle questioni internazionali.

c. Crisi della democrazia. Le istituzioni vuote: la democrazia formale, democrazia senza partecipazione. Pensiero “unico”, intellettuali e libertà espressive. Le istituzioni del controllo. Critica delle istituzioni politiche. Le pratiche della partecipazione (bilancio partecipativo). Le pratiche di disobbedienza civile.

d. Questioni di genere. Biodiversità e diversità sociale. Lavoro al femminile, politica al femminile e cultura femminile. Identità, autonomie e subalternità.

 

Critica della scienza e del pensiero contemporaneo.

a. Crisi del pensiero positivo. Il “pensiero” del capitale: critica del progresso e critica della “modernità”. Il pensiero della complessità e la crisi del “determinismo”. Occidentalizzazione del mondo, crisi dell’occidente e critica del “pensiero occidentale”.

b. La critica della scienza. I metodi attuali della “scienza”, la scienza non è neutra. Dal “determinismo lineare” all’instabilità dei sistemi e al pensiero della complessità. Il determinismo genetico e le biotecnologie: affari “geneticamente modificati” e corpi brevettati. Il superamento della frattura tra mente e natura.

Questi temi potranno essere oggetto di confronto e riflessioni che potranno essere ospitati, sul piano editoriale, nei Quaderni regionali.

 

- La formazione per il partito che agisce.

A proposito di strumenti per la politica attiva, l’esperienza ci ha spesso obbligati a soffermarci su argomenti scelti dalla necessità di approfondire aspetti della politica territoriale o comunque legati all’attività politica immediata. Così nel tempo dei Convegni si sono trasformati in Seminari informativi e poi formativi. Mi pare che si possa confermare la validità di queste esperienze ma anche di suggerire altre ipotesi.

 

- Per le politiche e le vertenze territoriali.

Si tratta di Seminari, in genere regionali, monotematici e della durata di una sola giornata, nei quali si affrontano temi specifici relativi alle diverse questioni che si incontrano nelle pratiche politiche sul territorio.Informazioni, documentazione, esperienze politiche diventano così patrimonio di tutti e incrementano gli attrezzi della nostra “cassetta degli attrezzi”. Abbiamo un patrimonio di conoscenze e esperienze vicine e dentro al partito che può così essere utilizzato appieno. Le Federazioni e le singole realtà territoriali diventano così il motore diretto dell’attività di formazione politica.

 

- Per le “tecniche” della politica.

Qui intendiamo l’organizzazione di Seminari, per lo più regionali, nei quali si affrontino temi legati agli “strumenti” e alle “tecniche” del fare politica: come fare una Festa, la comunicazione, informatizzazione del partito, i metodi di inchiesta, la preparazione di un programma elettorale amministrativo, la costruzione di un giornale, ecc. Credo utile, in base alle esigenze dei Circoli e delle Federazioni, costruire una mappa dei bisogni per predisporre Seminari, anche d’area o di Federazione, che aiutino a rendere più efficace la nostra iniziativa politica.

Queste esperienze potranno dare vita, sul piano editoriale, alla formula degli Strumenti. Come appare chiaro l’intento è quello di una “attività interdisciplinare”, che possa far crescere in tutti la consapevolezza della propria azione politica e permetta di ricostruire, ad uso di tutti, delle mappe probabili del mondo che ci circonda, sapendo che saranno complesse, non univoche, aperte a letture e interpretazioni continue e diverse. Ma anche di dotare il partito di tutti gli strumenti necessari per rendere più incisiva la sua azione politica.

Biella, ottobre 2005