DEMOCRAZIA ASSASSINA

IN BARBA ALL' ARTICOLO 11 DELLA COSTITUZIONE STIAMO PARTECIPANDO A TUTTE LE GUERRE DEL GLOBO, IN BARBA ALLA CONTRARIETA' ALLA PENA DI MORTE PARTECIPIANO RADIOSI AGLI OMICIDI DEMOCRATICI DI DONNE E BAMBINI E AI FIGLI DI...

ESULTIAMO AGLI OMICIDI DI SEPPUR EFFERATI TERRORISTI SENZA PROCESSI E SENZA POSSIBILITA' DI CHIARIFICAZIONE SU COSA E COME SONO AVVENUTI CERTI FATTI. CANCELLATI, CANCELLATE EVENTUALI VERITA' CHE AVREBBERO MAGARI CHIARITO CERTE CONTRADDIZIONI.

A TALE PROPOSITO CONDIVIDO L'ARTICOLO DI INVIATOSPECIALE.COM ROBERTO BARBERA:

Bin Laden e Gheddafi: la democrazia con licenza di uccidere

Assassinare il ‘cattivo’ è diventata la legge del nuovo ‘far west’ occidentale. E si esulta alla sentenza di morte senza processo, senza giudici e senza giustizia. E’ la sconfitta della civiltà e la vittoria della cultura del terrorismo.

Gli americani della sedia elettrica, della camera a gas e dell’iniezione letale sono scesi in piazza per festeggiare col loro presidente, l’ex difensore dei diritti civili Barak Obama, l’esecuzione sommaria del capo terrorista Osama bin Laden. Washington dopo averlo prima sostenuto, pagato, armato e protetto e dopo averne dovuto subire le azioni criminali lo ha finalmente individuato e con una operazione congiunta Cia-Navy Seals lo ha ‘terminato’, come si usa tra killer. Fuori dagli States molti altri hanno gioito insieme agli eredi del generale Custer.

Secondo cronache risibili, il leader di al-Qaida avrebbe ‘opposto resistenza’ contro i corpi speciali Usa, gente addestrata a non fare prigionieri come raccontano decine di film hollywoodiani, ed è stato ucciso insieme a tre o quattro collaboratori tra i quali un figlio ed una donna.

Dov’era bin Laden? Circondato da guerriglieri armati fini ai denti in una grotta umida nascosta tra le montagne afgane o in una stalla spoglia ed inospitale come il nostro famigerato mafioso Provenzano? No. Stava in una villetta ‘tutto compreso’ di un paesetto, Abbottabad, a cento chilometri dalla capitale del Pakistan, Islamabad, insieme, pare, a due mogli ed altri familiari. Probabilmente ormai pensionato.

Il miliardario integralista, nato in Arabia Saudita, è passato a miglior vita dopo una raffica che lo ha colpito alla testa. Facile pensare ad una esecuzione sommaria e non all’esito fatale di un violento conflitto a fuoco. Il suo corpo sarebbe stato gettato in mare subito, così da evitare che sul pianeta ci fosse un luogo definito dove i suoi folli seguaci potessero ricordarne la memoria di ‘martire’.

Non la giustizia, ma il linciaggio, la parte più sinistra ed incivile del ‘popolo della frontiera’, e la legge del taglione hanno prevalso. Migliaia di cittadini americani (e non solo loro) si sono riversati per le strade, cantando, sventolando bandiere, gridando “U.S.A. – U.S.A.”. Come i bounty killer all’opera con il ladro di cavalli da impiccare senza troppe cerimonie all’albero più alto del villaggio, Obama ha resuscitato un’America da ‘Ok Corral’ che aveva promesso di smantellare durante la sua campagna elettorale. Ma le elezioni si avvicinano ed il presidente fino ad oggi è apparso meno che mediocre per cui le buone intenzioni possono aspettare.

Ha spiegato Obama, impegnato a rimanere nella storia: “Osama bin Laden è stato ucciso. Giustizia è fatta”. Ed hanno solidarizzato con lui i capi di governo europei, gli stessi che hanno chiesto all’Onu la moratoria sulla pena di morte e che affermano di battersi per l’affermazione della democrazia.

Il fondatore di al-Qaida era un uomo pericoloso e crudele, il rappresentante di un modo di intendere la storia inaccettabile e medioevale. Eppure era stato ‘formato’ proprio da Washington, che aveva organizzato in Afghanistan un esercito di fanatici pur combattere il ‘mostro’ sovietico. Catturare e processare l’ex collaboratore della Cia avrebbe voluto dire ripercorrere la sua vicenda politica, scoprire come fosse stata la stessa Casa Bianca ad essere la prima complice dell’odiato carnefice. Uno show intollerabile e da evitare a tutti i costi.

Intanto lo stesso ‘modello far west’ è stato applicato con Gheddafi nei giorni scorsi. Bombardata una delle sue abitazioni senza che neppure ci sia stata una dichiarazione di guerra formale: ucciso un suo figlio ed altri civili in nome della ‘democrazia’. Ed anche il dittatore di Tripoli è il protagonista di numerosi dossier dai quali potrebbero saltar fuori non pochi fantasmi per Londra, Parigi e Roma, che con lui hanno allegramente trattato per almeno tre decenni. Non solo petrolio, ma anche armi ed altri inconfessabili affari.

Ed anche per Gheddafi folle acclamanti di destra e sinistra aspettano la ‘terminazione’ in nome di una non meglio definita ‘democrazia’, dimenticando il diritto internazionale, la superiorità della diplomazia sulla violenza delle armi, la sostanza stessa delle regole della giustizia.

Voce dissonante dal coro dei festeggianti il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, che ha dichiarato: “Di fronte alla morte di un uomo, un cristiano non si rallegra mai, ma riflette sulle gravi responsabilità di ognuno davanti a Dio e agli uomini e spera e si impegna perchè ogni evento non sia occasione di una crescita ulteriore dell’odio, ma della pace”.

Considerazione ignota per un esponente ‘cattolico’ dell’opposizione italiana, Francesco Rutelli, che invece ha tenuto a dire: “Dieci anni dopo gli eccidi culminati nell’abbattimento delle Torri Gemelle, il primo responsabile, Osama bin Laden, è stato raggiunto e ucciso da Forze speciali americane. E’ un evento di prima grandezza nella storia. Contiene un fatto importante: un omicida di massa – come i criminali dei campi di concentramento nazisti – non può sfuggire per sempre”.

Ed anche il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, si è lasciato prendere dal fascino della forca: ”La morte di Osama bin Laden, principe della barbarie e della guerra fra civiltà, è un colpo durissimo ad al Qaida ed alle sue strategie di tensione e di terrore. Rivolgo le mie congratulazioni al governo e al popolo americano e ribadisco l’impegno comune a tenere alta la guardia contro un terrorismo che, pur indebolito, non si arrenderà.”

L’operazione bin Laden ha scatenato anche le tradizionali orde di dietrologi, impegnati nella disamina di particolari che mai saranno chiari, perchè forse solo tra molti anni si saprà come sono andate le cose nella realtà. Così i soliti opinionisti da salotto tv o da circolo ‘de sinistra’ hanno cominciato a cercare nel deposito delle fotografie bufala, delle coperture possibili, delle complicità inconfessabili.

Lasciando da parte il solo fatto certo: la legge non regna sovrana. E questo dovrebbe più di ogni altra cosa preoccupare i ‘progressisti’ di tutto il mondo. La giustizia prevede sempre e per chiunque, anche per il peggiore degli assassini, un processo ed una difesa. Perchè nella garanzia del diritto si fonda la principale garanzia di libertà.

Una regola elementare che proprio i sostenitori del terrorismo hanno fatto di tutto per distruggere. A quanto pare con successo.

Roberto Bàrbera

 

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